Si può vivere di Fiverr in Italia? Lo abbiamo chiesto ad Andrea, uno dei veterani del portale dei 5 dollari: ecco cosa abbiamo scoperto.

Ho scritto per la prima volta di Fiverr un anno fa. Come faccio sempre prima di scrivere un articolo, l’ho provato e testato per un po’ di tempo. Ma poiché per quanto mi impegni non riesco mai a far durare le mie giornate più di 24 ore, devo ammettere di non essere riuscita a sperimentare tutto quello che avrei voluto.

Così nel corso degli ultimi 12 mesi ho provato a rimediare, e per sopperire alla mancanza di tempo ho deciso di andare direttamente alla fonte: ho chiacchierato con tantissimi venditori di diverse nazionalità e diverso successo per confrontare strategie, opinioni e suggerimenti.

Questo articolo è il risultato di una chiacchierata fatta con Andrea alias lastfuelstation. Andrea è uno dei primi Italiani arrivati su Fiverr, e oggi Fiverr è diventato il suo lavoro.

Vivere di Fiverr: ItaliaVivere di Fiverr in Italia: la storia di Andrea

Ciao Andrea, e grazie per il tuo tempo. Cominciamo da te: credo che tu sia il top seller su Fiverr, tra gli Italiani, è cosi? 

Grazie, onestamente non so dirti se sono il top seller fra gli italiani o meno, sicuramente però sono il primo fra i traduttori italiani in quanto a numero di recensioni positive e volume di ordini.

Da quanto tempo sei su Fiverr e come lo hai conosciuto?

Sono venuto a conoscenza di Fiverr credo intorno al 2011, e all’inizio mi ero iscritto solo come cliente, per motivi totalmente diversi. Poi tempo dopo, alla luce della mia competenza nella lingua inglese e vedendo che c’erano già alcuni venditori italiani che offrivano servizi di traduzione, decisi di provarci anch’io più che altro perché la soglia d’ingresso era praticamente nulla, basta creare un account e in 10 minuti sei pronto. Premetto che nell’advertising sono terribile, quindi i primi clienti mi sembra di averli avuti dopo una o due settimane se non ricordo male, all’inizio il traffico era minimo. Ma funziona come ogni attività commerciale in cui una persona lavora in proprio, o come un qualsiasi negozio appena aperto: durante il primo periodo dovrai farti conoscere e non farai molti affari; se quello che offri è valido allora farai strada.

Hai provato diverse strategie, prima di creare il tuo portfolio clienti, o sei riuscito a trovare subito la strada? 

Sicuramente quando ho iniziato io c’erano meno persone che offrivano servizi del mio tipo, anche se onestamente devo dire di non controllare assolutamente quello che fanno gli altri venditori; solo una volta ho dovuto contrattare un tale perché aveva praticamente copiato il mio annuncio e lo aveva usato per il suo gig. Ho potuto costruirmi un portfolio clienti offrendo un servizio che credo sia di qualità alta e cercando sempre di comunicare al meglio con i clienti, non ci sono particolari scorciatoie.

Hai un unico gig in vendita, questo ti differenzia dalla maggior parte degli utenti. Dal mio punto di vista se fossi un cliente punterei decisamente su chi ha scelto la specializzazione. Eppure la maggior parte dei top sellers non ha problemi a riuscire nella vendita di servizi completamente diversi tra loro. Perché tu hai scelto di fare diversamente?

Sono d’accordo, la specializzazione è importante; io sono un traduttore, so fare bene questo, quindi questo è quello che offro; non ho alcun interesse ad offrire servizi diversi in campi di competenza completamente differenti in cui sento di non poter offrire qualcosa di assolutamente professionale; sarebbe semplicemente ingiusto nei confronti dei clienti, e la gente di questo se ne accorge. Voglio dire, se un venditore offre 15 gig diversi in altrettante nicchie, consegnando un prodotto al più mediocre, magari avvalendosi di outsourcing a terze parti, il gioco può reggere per un po’ ma alla fine l’imbroglio viene a galla.

Ho notato che la maggioranza degli utenti tiene molto alla propria privacy: quasi tutti sono freelance senza molta esperienza, o in molti casi veri e propri dilettanti, credi sia questo il motivo per cui i venditori preferiscono rimanere anonimi? 

La questione della privacy secondo me dipende da persona a persona. Quando uno inizia da zero sicuramente avere uno schermo protettivo composto da un alias piuttosto che un nome utente anonimo può aiutare a superare la mancanza di fiducia iniziale e la titubanza; in altri casi la privacy viene sfruttata perché semplicemente dà la possibilità di mentire spudoratamente sulle proprie competenze, c’è chi fa anche questo purtroppo. È chiaro che su una pagina completamente pubblica come può essere quella del tuo gig su Fiverr uno tende a fornire lo stretto indispensabile per quanto riguarda le proprie generalità, ma io sono apertissimo a parlare di me e della mia esperienza con chiunque sia interessato a farlo, non ho problemi in questo senso. Ammetto che anch’io all’inizio ero più restio fornire informazioni personali, poi una volta iniziato ad avere un atteggiamento più aperto, ho notato che il mio volume di affari è aumentato; alla gente piace instaurare un rapporto con venditori, si sentono più tranquilli e fanno affari con te più volentieri.

Ho avuto modo di chiacchierare con un ragazzo che ha aperto il profilo agli inizi di marzo e in dieci giorni ha venduto 20 gig. Mi ha spiegato che la sua strategia è stata semplicemente quella di offrire i suoi servizi ai clienti in cerca di gig personalizzati, ha comunicato bene, ha lavorato meglio e in poco tempo si è creato dei clienti affezionati.
Se l’inglese non è la tua lingua madre è molto difficile riuscire a rispondere alla maggior parte di quelle richieste, quindi che strategia alternativa consiglieresti ad un italiano che vuole cominciare a vendere su Fiverr?

Questo ragazzo ha fatto più o meno quello che ho fatto io, forse in maniera più attiva e io in modo più passivo. È vero che non essere lingua madre inglese può essere molto difficile se si vogliono offrire i propri servizi, d’altra parte sono convinto che se uno vuole lavorare su Internet, in un mercato aperto per definizione a tutto il mondo, deve utilizzare l’inglese, perché a livello globale è la lingua franca che tutti adottano in maniera più o meno convenzionale per le comunicazioni; io ho un sacco di clienti asiatici che comunicano in un inglese a dir poco stentato, ma comunque tutti cercano di farsi capire. Chiaramente nel mio caso la padronanza dell’inglese è vitale per ovvi motivi, ma se un italiano decide di offrire i propri servizi su questo sito in qualsivoglia campo che non sia strettamente legato alla linguistica, la cosa importante è quella di comunicare in maniera efficiente, aperta e onesta; non è assolutamente detto che dall’altra parte ci sia un inglese o un americano o un australiano eccetera, così come non è assolutamente detto che un madrelingua inglese giudichi subito negativamente una persona che non padroneggi completamente la lingua. Se un italiano ad esempio è un graphic designer favoloso ma non conosce benissimo l’inglese, dovrà soltanto comunicare onestamente e lavorare bene, alla fine saranno i suoi lavori a parlare per lui e potrà farsi strada. E poi in ogni caso si può sfruttare il sito stesso per creare del contenuto di presentazione in inglese professionale, e mediare alcune comunicazioni con i clienti; a me è capitato anche di tradurre comunicazioni di questo genere.

Molti utenti non madrelingua, nonostante qualche lacuna a volte anche grave nella conoscenza della lingua, riescono a vendere contenuti in inglese destinati a blog o altri usi professionali, ottenendo recensioni estremamente positive dai clienti. Come fanno?

Recensioni positive possono talvolta essere state pagate (ci sono servizi che offrono pacchetti di questo tipo, sia interni a Fiverr che esterni) o in altri casi provenire da clienti con competenze linguistiche altrettanto superficiali o aspettative minime. Per il resto non saprei sinceramente 🙂

Lo stesso ragazzo menzionato prima mi ha detto che al momento ricava dai 20 ai 30 dollari al giorno grazie ai suoi gigs. In due settimane di Fiverr… Wow!  Tu riesci a vivere di Fiverr? Credi sia un obiettivo ragionevole per un Italiano riuscire a ricavarne uno stipendio?

Ora ci riesco, ma c’è voluto molto tempo, ripeto come in qualsiasi attività commerciale in proprio, prima bisogna farsi conoscere e farsi un nome. Ho anche una piccola base clienti esterna al sito, persone conosciute con cui ho instaurato un rapporto lavorativo continuativo, principalmente italiani. Per un italiano, l’obiettivo di ricavare uno stipendio in questo modo non è irragionevole ma sicuramente non avverrà dall’oggi al domani.

Quante delle persone che conosci sanno cosa sia Fiverr? Credi che in Italia possa avere un futuro? Consiglieresti a qualcuno in cerca di nuove opportunità di buttarsi su questo mercato?

Le persone che mi conoscono sanno cos’è Fiverr perché ci lavoro, al di là di questo non so in quanti ne siano a conoscenza. L’Italia è un paese strano, per abituarci alla minima innovazione ci mettiamo sempre un tempo infinitamente più lungo rispetto al resto del mondo, e se uno lavora su Internet, dove tutto si muove con rapidità estrema, è chiaro che il gap non può far altro che aumentare. Ci sono alcuni casi in cui posso consigliare ad una persona di buttarsi su questo mercato, uno dei principali è l’enorme esposizione che ricevi per farti conoscere. Io all’inizio avevo approcciato la cosa come lavoro part-time durante gli studi, quindi non avevo assolutamente né il tempo né l’inclinazione per andare dietro ai clienti, fare promozione e pubblicità su social media e cose del genere, a questo ci pensa la macchina marketing del sito ed è un vantaggio non da sottovalutare, infatti loro trattengono il 20% su ogni commissione (che non è poco) anche per questo. Ovviamente io continuo ancora oggi a non fare alcuna promozione perché sono pigro 🙂

Oltre alle traduzioni, quale altro settore può rappresentare una reale possibilità per un Italiano?

Le possibilità in realtà sono molte, ma non sono “per un italiano”, sono per una persona dotata di particolari abilità o competenze a mio avviso. Ovviamente essere bilingue ti apre le porte in questo senso, ma se uno è bravo nel design, o nella produzione video, o nella produzione di grafica Web, grafica vettoriale, grafica 3D, più o meno qualsiasi media audio-visivo (perché sono fra i servizi più richiesti), potrà avere una reale possibilità, sia che sia italiano, inglese, giapponese eccetera. Ma le possibilità non si fermano qui, ad esempio su Fiverr ci sono anche tante belle ragazze che semplicemente si offrono come modelle per prodotti di vario genere, sta anche all’inventiva di un individuo e alla capacità di sfruttare al meglio le proprie doti/competenze.

Il primo consiglio che Fiverr offre ai nuovi utenti è quello di curare in ogni dettaglio le descrizioni dei propri gig cercando di emergere dalla massa. Okay, io scrivo una descrizione da favola, aggiungo un bel video e un’immagine che cattura l’attenzione… Ma perché un cliente in cerca di un servizio sicuro dovrebbe prendersi la briga di sfogliare 10 pagine di offerte ed arrivare fino a me quando può acquistare lo stesso gig da un venditore che ha già centinaia di clienti soddisfatti? C’è un altro modo per riuscire a cominciare a vendere?

Questo è un bel dilemma. Capisco che un cliente si affidi alla quantità di recensioni positive di un venditore quando cerca un servizio. Nel mio caso, semplicemente la gente che cerca un servizio di traduzione in italiano cerca la parola chiave, poi ordina risultati in base al rating o alla popolarità e il mio servizio appare credo quantomeno fra i primi, poi se sono soddisfatti continuano ad affidarsi a me; questo chiaramente penalizza i nuovi venditori, ma è un fenomeno che perseguita tutto Internet. Anche su Amazon i venditori nuovi che offrono prodotti fisici ottimi faranno un’enorme fatica all’inizio a competere con venditori già stabiliti da anni con un sacco di feedback positivi. Uso l’esempio di Amazon perché ho svolto lavori personalmente per molti nuovi venditori che chiedono ai recensori top di provare i loro prodotti gratuitamente in cambio di una recensione onesta, e lo stesso concetto si applica un po’ dappertutto, volendo anche su Fiverr. Qui entra in gioco l’autopromozione: proprio come faceva il ragazzo di cui parlavi, all’inizio, se intendi intraprendere seriamente una carriera di questo tipo, vai ad inseguire i clienti, offri grossi sconti in cambio di feedback onesti, e se il tuo prodotto o servizio è valido dopo un po’ di tempo e con un po’ di fortuna (perché serve anche quella) potrai farti un nome. Ovviamente la concorrenza tanta, e non tutti ci riusciranno perché semplicemente alcuni sono più bravi di altri, e questo aspetto non si può cambiare.

Ciao Andrea e grazie per il tempo che ci hai dedicato 🙂

Grazie, spero di esservi stato utile 🙂