Vuoi guadagnare con un sito? Stai cercando di scoprire come generare traffico e rendite passive e mantenerti grazie al web? Allora smetti di sprecare il tuo tempo con articoli e infoprodotti inutili e leggi questo post 😉

Guadagnare con un sito

 

Guadagnare con un sito di nicchia: tutto quello che devi sapere sul business dei niche sites

Molto probabilmente hai già letto un post, una guida o un libro che spiega come guadagnare con un blog. L’idea alla base di questa attività non è molto diversa da qualsiasi sistema di vendita tradizionale: lo scopo è quello di raggiungere il più vasto numero possibile di potenziali clienti e convincerli ad acquistare i beni o i servizi offerti.

La differenza principale con la vendita offline è la possibilità di creare rendite passive. Le rendite passive sono uno dei capisaldi della libertà finanziaria, e sono generate da sistemi che una volta impostati funzionano in automatico, senza bisogno di alcun intervento (o comunque con un relativo dispendio di tempo o energie): dopo lo sforzo iniziale la rendita ha la teorica possibilità di replicarsi all’infinito.

I banner pubblicitari, gli infoprodotti in vendita sulle pagine di un sito e i link di affiliazione sono i più tradizionali esempi di rendita passiva: una volta inseriti all’interno di una pagina o di un post generano utili più o meno rilevanti senza bisogno di alcun intervento (almeno idealmente, perché difficilmente contenuti non aggiornati possono essere remunerativi per sempre).

Il mondo dei blogger

Per guadagnare con un sito è necessario

  • creare contenuti utili (o che quantomeno sembrino tali)
  • generare traffico verso le proprie pagine
  • monetizzare le visite (attraverso la pubblicazione di annunci pubblicitari, la vendita di infoprodotti, l’offerta di consulenze o i link di affiliazione)

Questo vale per qualsiasi tipo di sito/blog/portale.

guadagnare con un blog

Lo schema proposto in questa immagine sintetizza il processo che partendo dai contenuti di un sito porta alla realizzazione del profitto: si scrive, si ottengono visite e si guadagna.

Il difficile è rappresentato dalle freccette verdi, al cui interno c’è un mondo di competenze che non vedi ma che sono fondamentali per passare da una fase all’altra.

Le abilità richieste a un blogger sono molto più vaste di quelle necessarie a qualsiasi altro professionista della scrittura. Non basta saper scrivere, e spesso non basta neppure proporre contenuti utili e approfonditi: un blogger che aspira a guadagnare con il proprio sito deve conoscere il mondo delle freccette verdi, fatto di SEO, web marketing, personal branding, CMS, plugin, keywords e tanto, tantissimo tempo speso a imparare e aggiornarsi.

Il frutto di questa versatilità e del grande dispendio di tempo non è generalmente proporzionato allo sforzo richiesto, e in Italia i blogger che vivono soltanto grazie alle rendite passive sono una goccia nel mare.

Un blog tradizionale è un’ottima vetrina per far mostra delle proprie capacità, è il più efficace dei curriculum per i professionisti freelance, è un fantastico strumento di marketing per le aziende, ma è una pessima scelta per chi vuole semplicemente guadagnare con un sito.

Tra le attività che è possibile svolgere online i blog sono probabilmente quella con il più basso ritorno sull’investimento (soprattutto in termini di tempo, e a meno che tu non ti aspetti di diventare il nuovo Michael Arrington): esistono metodi più rapidi, più efficaci e soprattutto più redditizi per generare traffico e monetizzarlo.

La regola numero uno per guadagnare con un sito: scegli il mercato giusto

Uno dei primi problemi che mi pongo riguardo a qualsiasi attività online è la scelta della lingua. Il web non ha confini, ma la lingua sì, e scegliere quella giusta è essenziale.

Sarà più facile vendere un certo prodotto sul mercato americano o su quello europeo? Un sito collegato ad una determinata nicchia ha più probabilità di emergere se scritto in inglese o in italiano?

Se pensi che queste domande abbiano poco senso e che in realtà non esista una vera possibilità di scelta ti stai sbagliando, la lingua non è un vero ostacolo, l’unica barriera sono i limiti che ti poni tu.

think global

Google restituisce 416.000 risultati per la chiave di ricerca guadagnare con un blog: se volessi dedicare il prossimo anno alla folle impresa di visitare tutte queste pagine fra 12 mesi potresti contare su un mucchio di informazioni (molte utili, la maggior parte no) per riuscire a guadagnare con un sito. Verosimilmente però scopriresti soltanto come monetizzare contenuti scritti in italiano.

Nel 2014 un rapporto dell’Istat sulle nuove tecnologie ha collocato l’Italia al terzultimo posto in Europa per l’utilizzo del web: il 38% della popolazione non ha mai usato internet e gli italiani che navigano abitualmente sono poco meno di 40 milioni. Si tratta sicuramente di un pubblico più vasto di quello raggiungibile da qualsiasi attività svolta offline, ma che diventa insignificante se paragonato al miliardo e mezzo di utenti del web che parlano inglese come prima o seconda lingua.

Questi numeri da soli vogliono dire poco o nulla, ovviamente i dati vanno interpretati. Dove c’è meno domanda c’è meno competizione e si potrebbe ragionevolmente pensare che emergere sul mercato italiano sia notevolmente più semplice. Lo pensa ad esempio Dario Vignali, che scrive:

C’è chi dice che per i blog in lingua inglese sia più semplice guadagnare, del resto il loro bacino di lettori è potenzialmente illimitato.

Beh, per noi Italiani – che siamo così in pochi a farlo – è ancora più semplice. Non dico che sia possibile arrivare a guadagnare le loro stesse cifre, dico solo che è molto più semplice guadagnare fin da subito 🙂

Potresti scegliere di prendere per buona questa affermazione, oppure potresti effettuare qualche ricerca e scoprire che i blogger italiani non sono pochi, e sono anzi moltissimi in proporzione agli utenti. Inoltre il nostro obiettivo non è quello di guadagnare con un blog, ma quello di monetizzare un sito nel modo più rapido possibile.

Per riuscirci dovremo prima o poi imparare a usare le long tail keywords.

Le long tail keywords vengono utilizzate per aumentare la visibilità su Google attraverso l’indicizzazione dei contenuti relativamente a chiavi di ricerca molto specifiche, generalmente composte da quattro o più termini.

All’aumentare della complessità della keyword corrispondono una diminuzione del traffico potenziale ma anche una maggiore probabilità di piazzarsi nella prima pagina dei risultati di ricerca e percentuali di conversione sensibilmente più elevate (i visitatori saranno meno numerosi, ma più interessati e propensi all’azione).

long tail keyword grafico

Che c’entra questo con l’Italia e il resto del mondo? C’entra eccome, perché la sproporzione tra gli utenti è la stessa che troverai quando comincerai la ricerca di long tail keywords potenzialmente redditizie.

Ho utilizzato il Keyword Planner per misurare il traffico di ricerca della frase how to grill chicken breast, prendendo spunto da un suggerimento di Google.

 

long tail keyword

Il numero delle ricerche muta sensibilmente nel corso dell’anno, con un picco nei mesi estivi, in cui si avvicina alle 16mila unità, e un deciso calo nella stagione invernale.

Ho ripetuto la ricerca con una keyword equivalente in italiano, ecco cosa ho ottenuto:

long tail keyword risultati

Nulla, nessun risultato, neppure provando con le traduzioni alternative (come cucinare il petto di pollo alla griglia, come grigliare il petto di pollo).

Questo significa che applicare la strategia delle long tail keywords alla lingua italiana non è per nulla semplice.

Ma soprattutto che il mercato anglofono (e specificamente quello americano) offre un mare di opportunità che altrove è impossibile trovare.

Stai pensando che tutto ciò è molto interessante ma tu non sai scrivere in inglese? Beh, questo è oggettivamente un limite, ma superabile 😉

I content marketplace (le fabbriche di contenuti web)

I contenuti e i testi per il web si possono comprare. Lo so, ti hanno detto che non si fa, che non funziona e che l’unica strada per il successo è la differenziazione, che devi puntare sulla tua voce e devi veicolare la tua mission (!?)… okay, tutta quella roba lì.

Questo è vero se vuoi diventare un punto di riferimento, un’autorità nel tuo campo. Ma qui stiamo parlando di come guadagnare con un sito, non di come diventare un guru.

Quindi puoi tranquillamente comprare i tuoi contenuti in inglese, a patto di essere sicuro di riuscire a mantenere un livello di qualità quantomeno decoroso. La spazzatura non funziona mai, in nessuna lingua.

contenuti web

TextbrokerBlogventures e Contentshore sono alcuni tra i content marketplace che offrono i migliori contenuti a prezzi ragionevoli. Fiverr e Upwork  ti permetteranno di contattare professionisti freelance più o meno affidabili a costi più ridotti.

Una cinquantina di articoli potrebbero costarti tra i 300 e i 500 dollari. O anche molto di più, se vorrai.

Fai i tuoi conti e stabilisci il tuo budget. Ricorda che questa non è una spesa, ma un investimento. Stai investendo non solo sul tuo business, ma anche su te stesso e su nuove competenze. All’inizio dovrai soprattutto imparare e probabilmente passare attraverso qualche fallimento. Internet è un’immensa fonte di sapere, ma non esiste maestra migliore dell’esperienza.

Non l’ho ancora precisato perché mi sembra scontato, ma forse è meglio chiarire un punto: se non è necessario che tu sappia scrivere in inglese come un madrelingua, perché puoi sempre trovare qualcuno che lo faccia al posto tuo, capire la lingua ed essere in grado di comunicare è indispensabile per lavorare nel mercato globaleI tuoi interlocutori parleranno inglese, i tuoi clienti parleranno inglese, tutto il materiale che dovrai studiare per acquisire le competenze necessarie sarà in inglese. Se questo ti sembra un problema, purtroppo dovrai rassegnarti a cercare un’altra via.

Guadagnare con un sito: il business dei niche sites

I grandi blog, chiamati in inglese anche authority sites, si propongono autorevoli punti di riferimento relativamente al proprio target. Il pubblico è formato da utenti con interessi comuni e i contenuti sono progettati per fidelizzare i visitatori e stabilire una proficua relazione di lungo termine con i potenziali clienti.

La qualità degli articoli e l’autorevolezza degli autori invogliano gli utenti a iscriversi alle newsletter, partecipare alle discussioni e condividere sui social network. Gli authority sites più noti valgono somme formate da tanti zeri, e in alcuni casi da tantissimi zeri.

Il modello contrapposto è quello dei cosiddetti niche sites, siti di dimensioni solitamente più ridotte il cui pubblico è formato prevalentemente da visitatori occasionali. La pianificazione editoriale non è incentrata sull’utente ma sulle chiavi di ricerca, e punta a indicizzare le pagine del sito per un certo set di keyword correlate a bassa competitività.

L’obiettivo principale dei contenuti è quello di incentivare all’azione immediata (un click su un banner, un acquisto) e quindi monetizzare le visite istantaneamente. Generalmente i profitti sono molto inferiori a quelli degli authority sites, nell’ordine dei 500/1000 euro al mese, e la scalata a questo modello di business avviene riproducendo lo schema su più siti differenti –> 10 siti x 500 euro al mese = 5000 euro al mese 😉

 

Authority site vs niche site

 

I vantaggi degli authority sites sono evidenti: sono più redditizi, più longevi, più versatili e permettono agli autori di raggiungere il magico stato di influencer. Gli influencer sono blogger che grazie alla propria credibilità e al gran numero di followers possono determinare il successo o il fallimento di un prodotto e per questo sono figure sempre più richieste dalle agenzie di marketing e pubblicità.

È evidente che oggi creare da zero un blog che si propone come punto di riferimento nel proprio campo sia un’impresa tutt’altro che semplice. Per questo molti investitori del web hanno scelto con successo di seguire un’altra strada, quella dei siti di nicchia.

Un niche site ha bisogno di meno contenuti, meno approfondimenti e meno tempo per generare rendite passive (idealmente tre mesi potrebbero essere sufficienti per ottenere i primi profitti e in un anno è verosimile riuscire a raggiungere il pieno regime).

Come suggerisce Pat Flynn, l’autore del blog Smart Passive Income, per creare un niche site di successo non è necessario nutrire una viscerale passione per i temi trattati, né possedere incredibili competenze: è sufficiente nutrire un sano interesse verso il proprio argomento. Ecco cosa scrive Pat parlando di uno dei suoi siti di nicchia:

Qualche giorno fa qualcuno mi ha fatto un’ottima domanda:

“Pat. Ovviamente tu non sai nulla del tema che hai scelto. Come pensi di riuscire a offrire contenuti utili e rilevanti per il pubblico?”

Anche quando ho creato il sito GreenExamAcademy.com non ero un esperto di quel particolare esame, e proprio per questo i miei contenuti erano perfetti per chiunque non ne sapesse nulla, perché non ne sapevo nulla neppure io. Man mano che trovavo nuove informazioni era naturale per me tradurle in modo che fossero facilmente comprensibili per qualunque principiante.

Lo scopo di un niche site (come di qualsiasi altro sito) è quello di offrire ai visitatori la soluzione ad un problema. Trovare il miglior barbecue disponibile sul mercato, curare l’acne, migliorare l’autostima… questo è il genere di soluzioni che la gente cerca su Internet. Ma non solo…

Pat Flynn ad esempio ha scoperto che molti americani desideravano diventare guardie giurate senza sapere come farlo. Ovviamente Pat non ne sapeva più di loro, ma questo non gli ha impedito di creare un niche site intorno alla keyword security guard training. 73 giorni più tardi il suo sito fatturava 700 euro mensili soltanto grazie ai banner di Adsense e in due anni ha ottenuto 50 mila euro di rendite passive.

La creazione di un niche site parte dalla scelta del mercato, ovvero dal problema che intendi risolvere. Una volta stabiliti i contenuti dovrai riuscire a generare traffico verso le tue pagine, passando attraverso tre fasi:

  • la corretta scelta delle keywords
  • la scelta del dominio
  • l’utilizzo di pratiche per il posizionamento SEO

Ognuna di queste fasi influisce direttamente sul posizionamento sui motori di ricerca, e l’argomento è abbastanza vasto da meritare un articolo a parte, che troverai presto su Webballs. Quanto presto? Se hai fretta puoi saltare la coda inserendo i tuoi dati nel form qui sotto 😉

Se hai qualsiasi altro dubbio o curiosità (ad esempio potrebbe interessarti sapere come utilizzare i content marketplace per produrre contenuti in inglese davvero efficaci), inserisci i dati nello stesso form e segui le istruzioni che riceverai nella mail di conferma 🙂

Il traffico da solo non serve a nulla. Se la gente riempie il tuo negozio ma esce senza comprare significa che probabilmente hai sbagliato qualcosa, e per un sito funziona esattamente allo stesso modo.

Questo vale soprattutto nel caso dei niche site

Per monetizzare le visite non esiste una strategia migliore delle altre in assoluto, la loro efficacia dipende da molti fattori tra cui la nicchia scelta. Gran parte dei profitti ruotano tuttavia intorno ai link di affiliazione.
Il niche site di questa immagine propone recensioni di cantinette refrigeranti.

niche site: link affiliazione

Cliccando sul pulsante visit site gli utenti accederanno alla pagina di vendita del prodotto, ospitata da Amazon o da qualsiasi altro portale che offra programmi di affiliazione. Il vantaggio di Amazon è quello di permettere agli affiliati di ottenere una percentuale su qualsiasi acquisto effettuato dai visitatori provenienti dal link di affiliazione nel corso delle 24 ore successive.

Ecco un esempio di link di affiliazione:

Cliccando sull’immagine verrai indirizzato alla pagina di vendita su Amazon del libro Building A Niche Site Empire. Potresti acquistarlo, e in quel caso io otterrei una piccola commissione sull’acquisto. Oppure potresti decidere che non ti interessa, e domani mattina tornare su Amazon per comprare un televisore, senza più passare da Webballs. In questo caso io otterrei una piccola percentuale sulla vendita del televisore 😉

Il web è pieno di casi di studio dei successi ottenuti grazie ai niche sites, ma uno dei miei preferiti è quello di Josh Shogren, pubblicato sul blog Passion Into Paychecks (lo trovo interessante soprattutto perché piuttosto recente, e quindi più rilevante di numerosi case study più celebri ma ormai piuttosto datati).

A metà del 2014 Josh Shogren ha acquistato per 95 dollari un dominio in vendita su TB Solutions. Nel corso dei 20 mesi successivi ha generato rendite passive per 9000 dollari, con una media di 1570 euro mensili nell’ultimo trimestre. A marzo 2016 il suo sito è stato venduto su Flippa al prezzo di 35 mila dollari, per un profitto totale di circa 40 mila dollari. Puoi cliccare qui se vuoi saperne di più.

Perché investire sui niche site (e su te stesso)

Parto dal presupposto che se vuoi sapere come guadagnare con un sito è perché vuoi cambiare qualcosa nella tua vita, perché non guadagni abbastanza, perché non ti piace quello che fai o perché stai cercando un’alternativa per il tuo futuro.

Quindi i casi sono due:

Nel caso a) hai la certezza di non riuscire a cambiare niente. Nel caso b) hai ragionevoli prospettive di raggiungere i tuoi obiettivi. A te la scelta 😉

Aprire un niche site non è come aprire un negozio o avviare un’attività di tipo tradizionale. Il peggio che possa capitare è che non funzioni come speravi. Ma sarai sempre in tempo per aggiustare il tiro e applicare tutte le strategie che avrai imparato nel frattempo. Non dovrai sostenere spese che si trasformeranno in debiti se non riuscirai a coprirle con i ricavi. Non c’è alcun rischio d’impresa. L’unica cosa che dovrai fare è rimboccarti le maniche, lavorare e imparare.

Puoi cominciare a farlo visitando questi siti:

Niche Site Duel di Pat Flynn
Public Niche Site Project di Spencer Haws, il creatore di Long Tail Pro, uno dei più utili strumenti per la ricerca delle keywords.
Create a Blog Case Study di Zac Johnson
Niche Site Journey by Passion Into Paychecks di Josh Shogren