Negli ultimi giorni ho scritto per conto di altri un mucchio di cose, quasi tutte di nessun interesse, e la maggior parte terribilmente noiose. Così ora mi è venuta voglia di raccontare una favola, quella di Steven Bradbury.

E’ una favola che molti conoscono, ma vale la pena ricordarla.

Steven è stato un atleta australiano. Un Australiano atipico, che non ha sfidato le onde dell’oceano montando su una tavola da surf e non è diventato famoso correndo con una palla ovale in mano. Steven Bradbury ha scelto il ghiaccio, e con i pattini ai piedi è stato il primo atleta dell’emisfero australe a vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi Invernali.
E ha deciso di farlo in grande stile, rendendosi protagonista di una delle più incredibili e impensabili imprese nella storia dello sport. Come? Potrei raccontarvi com’è andata, ma è sicuramente meglio che guardiate questo video.

La favola di Steven Bradbury

L’ultimo rimasto in piedi

Last Man Standing: si intitola così l’autobiografia di Steven Bradbury. Non è la storia di un atleta che grazie ad un’incredibile serie di coincidenze fortuite e irripetibili ha vinto una medaglia che resterà per sempre nella storia della Gialappa’s. E’ la storia di un uomo che non si è arreso, che ha lavorato e lottato fino a diventare “l’ultimo rimasto in piedi”.

«Non ero certamente il più veloce, ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L’ho vinta dopo un decennio di calvario»

La favola di Steven BradburyIn effetti il buon Steven qualche credito con la fortuna poteva vantarlo. La carriera di Bradbury sembrava promettere grandi risultati: tra il 1991 e il 1993 guidò la staffetta australiana alla vittoria di 3 campionati mondiali di short track e nel 1994 fu medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Lillehammer.

Ma poco dopo le Olimpiadi, in seguito allo scontro fortuito con un pattinatore italiano, Bradbury subì la recisione dell’arteria femorale, perdendo 4 litri di sangue. 111 punti di sutura e 18 mesi di riabilitazione salvarono la vita di Bradbury, ma ne compromisero il talento.

Nel 2000 arrivò il secondo grave infortunio, ma la frattura del collo non mise la parola fine alla carriera dell’Australiano, che decise di continuare a gareggiare fino alle Olimpiadi di Salt Lake City.

Ed è qui che la favola si compie.

Oggi Steven Bradbury è un commentatore sportivo, uno speaker motivazionale, e uno dei più richiesti ed eclettici entertainers australiani. E’ anche uno dei personaggi più amati dagli aussies, che gli hanno dedicato un francobollo, lo hanno decorato con la medaglia dell‘Ordine dell’Australia, e hanno coniato l’espressione “doing a Bradbury“, per indicare il raggiungimento di un successo clamoroso e insperato.

Qual’è la morale della favola di Steven Bradbury?

Si può vincere perchè tutti gli altri sono caduti. Ma non si può vincere se non si è rimasti in piedi.